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QUATTRO MESI DI MASCHERINE

Sono trascorsi quasi quattro mesi da quando, il 18 maggio scorso, dopo diverse settimane di “lockdown”, si è ripreso a celebrare l’Eucarestia per la comunità, nel rispetto delle regole stabilite da un protocollo di intesa tra la CEI e il Ministero dell’Interno.

Si è dovuto calcolare lo spazio all’interno del santuario, stabilire le porte di accesso e di uscita, verificare l’applicazione di quanto richiesto con le caratteristiche della nostra chiesa , coprire i banchi per una corretta sanificazione, ordinare gel e disinfettante ma, soprattutto, coinvolgere il maggior numero possibile di volontari, previsti dal protocollo, per i turni di servizio durante le SS.Messe e i funerali.

Di questa esperienza inedita ne vogliamo parlare con Mirella Castellani Gomma, Vicepresidente del CPP e coordinatrice dei volontari del gruppo “Liturgia Sicura” .

D . Mirella, qual è stata la reazione dei fedeli al momento della riapertura della chiesa per le celebrazioni domenicali?

Direi che da parte di tutti si è manifestata contentezza per il ritorno alla normalità e alla libertà, anche se con alcune restrizioni, di poter partecipare dal vivo alla Messa. La prima domenica ho visto una signora in lacrime e, chiedendo se avesse bisogno di aiuto, mi ha risposto che era emozionata per essere ritornata nella” sua chiesa”.

D. L’obbligo della mascherina, la sanificazione delle mani e il distanziamento sembrano entrati nelle abitudini di chi partecipa all ‘Eucarestia. Ci sono stati episodi di intolleranza per le restrizioni imposte?

Le prime domeniche ci sono stati alcuni episodi, pochi, in cui sono sorte delle discussioni per il non voler accettare qualcuna di queste norme. Ora notiamo delle difficoltà durante le celebrazioni più frequentate perché è difficile far cambiare qualche abitudine alle persone, che sia l’orario della messa o la necessità di arrivare con un po’ di anticipo per permettere un accesso ordinato e distanziato, qualcuno vorrebbe rimanere ad ascoltare la Messa sulla porta aperta in quanto i posti a disposizione sono tutti occupati.. Devo e dobbiamo ringraziare i volontari che con calma ma fermamente cercano di spiegare che queste norme e il numero chiuso sono necessari alla sicurezza sanitaria di ciascuno e non sono altro che le stesse che vengono applicate in tanti luoghi chiusi. In ogni caso ci adoperiamo sempre perché una persona che voglia partecipare possa trovare un posto sicuro all’interno della chiesa.

D. Alcuni momenti della celebrazione come il canto, il segno della pace, la comunione sembrano essere limitati dalle misure di contenimento. Come stanno reagendo i fedeli?

Non mi sembra che qualcuno si lamenti; questa pandemia ha insegnato a molti l’ importanza di alcuni gesti come lo scambio di uno sguardo o un cenno con il capo e al segno della pace in diversi lo fanno anche senza invito. La comunione è il momento più delicato in cui bisogna prestare maggior attenzione al distanziamento e agli incroci fra persone. Non è semplice far rispettare queste norme, vuoi per abitudine o per distrazione, ma la presenza discreta dei volontari ed il richiamo del commentatore consentono un flusso ordinato e sufficientemente raccolto.

D. Nella nostra parrocchia si è mantenuto il numero di SS.Messe precedente all’emergenza da pandemia: oltre alle celebrazioni dei giorni feriali e la messa vespertina del sabato sera, la domenica vede ben cinque celebrazioni. C’è un numero sufficiente di volontari per consentire la partecipazione in sicurezza?

Siamo partiti a maggio con più di trenta volontari e ad oggi si alternano regolarmente nel fine settimana circa venti persone più altri fedeli che partecipano d’abitudine alle messe feriali e si fermano ad igienizzare i banchi al termine di ogni celebrazione. Non nego che è impegnativo garantire una presenza costante per cui servirebbero altri volontari su cui poter contare.

D. Dopo le benedizioni delle salme dei defunti fatte al cimitero dal sacerdote con la famiglia si è ripreso a celebrare anche i funerali che, in genere, vedono un afflusso di persone più elevato delle S.Messe. Come avete affrontato questa criticità?

Quando si prevede molta affluenza si cerca di coordinare la presenza di almeno 4 o 5 volontari per evitare pericolosi assembramenti e far sedere tutti. Va ricordato che non si può seguire la celebrazione in piedi e lo sforzo è quello di far partecipare il numero maggiore consentito all’interno della chiesa osservando la distanza di almeno un metro, riservando alcuni posti ai familiari più stretti del defunto. Più di una volta si è acceso l’impianto audio sotto il colonnato e invitato le persone a fermarsi all’esterno sempre a distanza di sicurezza e con la mascherina.

D. Mirella, se dovessi fare un bilancio dal punto di vista “pastorale” di questa esperienza che continua che cosa vorresti sottolineare?

Ci è stata data l’opportunità di accogliere le persone con un saluto prima di entrare in chiesa o di scambiare due parole: questo è gradito e ricambiato e ci fa sentire una comunità viva. Si è creata una bella consuetudine e ormai ci conoscono tutti, riconoscendoci un ruolo di servizio che consente a ciascuno di partecipare alle celebrazioni con la necessaria tranquillità. Non sappiamo per quanto tempo ancora si dovrà assicurare il presidio per una partecipazione in sicurezza alle celebrazioni in parrocchia. Si conta sulla costanza e sull’aumento del numero dei volontari, sul mantenimento del rispetto delle regole da parte dei partecipanti, certi che ne usciremo tutti insieme e andremo a leggere questa esperienza come esercizio di attenzione reciproca e di paziente condivisione, necessari per la crescita dell’intera comunità.

La Redazione

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